GSGP, risultato elezioni e prospettive

I giornalisti pensionati della Sardegna hanno eletto il nuovo direttivo del GSGP e i delegati al congresso nazionale dell’Unione Nazionale Giornalisti Pensionati in programma dal 22 al 24 gennaio prossimi a Roma. Gli eletti del nuovo direttivo sono Maria Paola Masala, Andrea Coco, Paolo Baggiani, Giorgio Greco, Rosario Cecaro e Paolo Vacca. Si riuniranno nei prossimi giorni per eleggere il presidente e fare il punto della situazione in vista del congresso nazionale. I tre delegati che parteciperanno a questo evento sono Paolo Baggiani, Giorgio Greco e Rosario Cecaro. Le votazioni si sono svolte per la prima volta col sistema elettronico, che è stato ora introdotto nello Statuto del Gruppo con una modifica approvata dall’Assemblea svoltasi sabato. Secondo i dati forniti dalla società Eligo, che ha curato le operazioni di voto per via telematica (ogni iscritto ha ricevuto via mail username e password) per l’elezione del nuovo direttivo i votanti sono stati 60 su 105 elettori (pari al 57,14%) mentre per i delegati al congresso nazionale i votanti sono stati 59 (56,19%).

Nel corso dell’Assemblea, svoltasi sabato primo dicembre in contemporanea con quella dell’Associazione della Stampa sarda, sono intervenuti per illustrare la posizione del pensionati sardi sul dibattito in corso sul sistema previdenziale, il presidente del Gruppo, Giorgio Greco, e il componente del Comitato esecutivo dell’UNGP, Paolo Baggiani. “Cercando documenti e dati della situazione sulle pensioni, sono incappato in una serie di aforismi e battute, che sintetizzano alcuni aspetti cruciali dell’attuale assetto previdenziale – ha spiegato il presidente del Gruppo -. Il primo è di uno dei più brillanti vignettisti politico-sociali, il grande Altan, che avverte “con la crescita zero il Paese invecchia. Tra un po’ avremo un pensionato a carico di ogni disoccupato”. La seconda, di un collega osserva che “la buona saluta dei pensionati finirà per uccidere la nostra economia”, mentre la terza alza il tiro “Insegui la tua passione, non la tua pensione”. Tre squarci di luce in un’epoca sempre più insulsa, in cui è difficile coltivare una passione (vista la fretta con cui si consuma tutto) ma è altrettanto complicato arrivare alla pensione”.

I D A T I
Dal rapporto del Centro studi e ricerche “Itinerari previdenziali” emerge che in Italia ci sono poco più di 16,1 milioni di pensionati, pari a uno ogni 2,638 abitanti. In pratica ogni nucleo familiare riceve  una prestazione previdenziale-assistenziale. Di questi 16 milioni di pensionati poco più della metà, circa 9,  sono assistiti totalmente o parzialmente dallo Stato, con quattro milioni che ricevono un assegno di invalidità o di accompagnamento mentre altri 5 milioni beneficiano di maggiorazioni sociali, integrazioni al minimo o importi aggiuntivi. La maggioranza dei pensionati sono donne (56,70%  contro il 43,30% degli uomini). Per mantenere questo sistema l’Italia nel 2016 ha speso poco più di 452 miliardi di euro, un valore che incide per il 57,32% sulle entrate. Più della metà della spesa pubblica italiana (830 miliardi nel 2016) è stata destinata a sanità, pensioni e assistenza, di cui circa 40 miliardi sono a debito. Eppure nonostante questi costi elevati per il sostentamento del sistema previdenziale non si riesce ad accontentare la maggior parte dei pensionati, visto che è molto diffusa l’opinione che le pensioni siano troppo basse per vivere. E qui viene fuori il vero problema: se le pensioni in Italia sono molto basse la colpa non è del governo che guida oggi il paese, di quello che lo guidava ieri e dei tanti che si sono succeduti negli ultimi 30 anni. Il responsabile numero uno, come spiega il rapporto di “Itinerari previdenziali”, è di chi evade le tasse. E nel report si sottolinea che la maggior parte dell’ onere fiscale sulle pensioni grava sul 20% dei pensionati, specialmente su quei 1,4 milioni che percepiscono un trattamento previdenziale superiore ai 3mila euro lordi mensili”.

E qui si inseriscono i nostri problemi e il nostro ruolo. Con il prossimo congresso abbiamo l’occasione – come ha ricordato il presidente uscente, Guido Bossa – per confermare l’unità di tutta la categoria, giornalisti attivi e pensionati, attorno agli obiettivi che il sindacato nel suo complesso si è posto e che si possono riassumere nella difesa della dignità e dell’autonomia della professione giornalistica. Nonostante le promesse fatte, gli atti più recenti del Governo e del Parlamento non vanno nella direzione auspicata: la bocciatura alla Camera di un emendamento al cosiddetto “decreto dignità” per contrastare il lavoro giornalistico precario, è un segnale di preoccupante continuità con un passato che speravamo superato in virtù di un “cambiamento” finora solo declamato.  Ci auguriamo che non accada lo stesso all’emendamento presentato nella Manovra Finanziaria che prevede il passaggio dall’INPS all’INPGI dei Comunicatori pubblici e privati. Confidiamo che dal nostro congresso e da quello della FNSI venga un nuovo slancio su questi temi e sul nostro ruolo. E dal sindacato accanto all’appello all’unità ci auguriamo un’azione incisiva per risolvere il contenzioso legato all’ex fissa, su cui sono state spese molte parole, ma ad oggi è stato risolto il contenzioso solo con una minima parte di quanti sono andati in pensione e hanno maturato il diritto ad avere la somma accantonata per questo istituto contrattuale. Negli ultimi anni la bilancia dei diritti e dei doveri degli operatori dell’informazione ha visto prevalere nettamente il piatto dei doveri come testimonia, insieme alla vicenda dell’ex fissa, anche il contestato contributo di solidarietà.  L’auspicio è che l’unità d’azione porti anche un riequilibrio sul fronte dei diritti derivanti da accordi legittimi e liberamente sottoscritti”.